Gentilezza / Patrizia Di Dio

NEVER STOP LIVING KINDNESS

La gentilezza raccontata dalle donne siciliane

PATRIZIA DI DIO

IMPRENDITRICE

Cos’è la gentilezza, da dove nasce e dove la si trova?

È un modo di fare che esprime il rispetto di chi ti sta vicino e di chi viene in contatto con te per qualsiasi ragione e a qualsiasi titolo. È un modo di fare ma che traduce un modo di essere e di sentire “l”altro”, traduce il valore che diamo ai rapporti umani, dimostra di avere a cuore i rapporti umani.
È un modo di fare e di essere incondizionato che si trova in chi vuole star bene con gli altri ma soprattutto con se stesso .

La tua frase gentile

Ne dico tante frasi gentili in base alle circostanze , più che una frase gentile ho in generale un approccio gentile con le persone che cerco sempre di mettere a proprio agio e che cerco di valorizzare o a cui cerco di dire quello che in quel dato momento può far piacere sentirsi dire. Per me Non esiste una formula o Una frase.

Le tue 3 parole gentili

“È buongiorno !”( o buonasera accompagnato da un sorriso), “grazie” e “scusa”

Il motivo per cui hai scelto di collaborare al progetto

Apprezzo molto lo stile fresco, sofisticato e versatile delle collezioni LAGO. Esprimono l’italianità e l’attenzione al dettaglio della grande tradizione di design e manifattura del nostro Paese, combinate a uno spirito giovane di innovazione e ricerca. Sono espressione di quella che io chiamo Economia della Bellezza. Inoltre Ho capito di avere affinità come persona e come imprenditrice con la Lago anche in base alle motivazioni delle scelte della loro comunicazione. E queste domande ne sono un’ ulteriore conferma.

La scelta di celebrare il concetto di gentilezza negli spazi mi entusiasma anche perché si tratta di una specificità femminile, una delle cosiddette “soft skills”, che credo debbano essere fortemente presenti nella società per generare benessere e bellezza, e curarla, custodirla e proteggerla, per riportare al centro della nostra quotidianità la dimensione autenticamente umana.

Io porto avanti con convinzione quella che chiamo l’economia del nuovo Umanesimo. Per esempio nel mio lavoro cerco di applicare quello che chiamo “marketing della felicità” e per fare questo parto dalla centralità della persona. Non le chiamo mai “tecniche di marketing” che sanno troppo di tecnica e poco di persona… ma ” filosofia dell’accoglienza”. Per l’acquisto di un prodotto ci lasciamo guidare dall’emozione che esso suscita in noi, ma siamo condotti a sceglierlo anche dalla relazione che si instaura con le persone che ci accolgono in un negozio, con il brand e con l’azienda che lo produce. Quindi sono convinta che oltre a rispondere a certi valori, un modo di fare “gentile” sia anche produttivo di risultati aziendali.

Come racconteresti la gentilezza nel tuo settore?

Mi occupo di moda e quindi la vendita e il rapporto con il pubblico sono certamente centrali. Anche per il ruolo di presidente nazionale del terziario donna di Confcommercio che è l’espressione dell’imprenditoria femminile della base associativa di Confcommercio, quindi nei settori del commercio, del turismo, dei servizi, e delle libere professioni, mi sono interrogata spesso sull’importanza della funzione della relazione e del fattore umano per l’individuo, l’impresa e la comunità. Mi sono interrogata sulla dignità delle nostre imprese. A proposito di dignità, ai suoi allievi Kant ricordava che “ci sono cose che hanno un prezzo, altre che hanno una dignità ” e quindi non hanno prezzo. Nella società del mercato in cui la domanda è «quanto costa», la nuova stagione del lavoro io ritengo si baserà anche sui Beni relazionali ‐ la fiducia, la giustizia, la solidarietà, l’amore, l’empatia e quindi anche la gentilezza ‐ Beni che non si comprano ma permettono alle persone di riconoscersi. E non uso a caso la parola “Beni” invece che la parola “Valori”, perché questi aspetti che vengono spesso relegati nel contesto esclusivamente spirituale, quando vengono declinati nelle nostre attività assumono ANCHE un significato economico. La persona al centro dunque, come valore riemerso dalle spoglie dell’Umanesimo. La persona che ci spinge a guardare avanti, a orizzonti vasti, senza i quali si fa fatica a sopravvivere. Da sempre la letteratura economica affronta il tema dell’innovazione di processo e di prodotto. Ma in questi ultimi tempi c’è un tema che è tornato di attualità: la funzione umana recuperata non per quello per cui è stata sostituita dalle macchine, ma per l’aspetto relazionale, per il senso di comunità e per una comunità di senso. Un’evoluzione nella quale trovano il giusto spazio anche le parole del Pontefice che offrono una serie di spunti per cui il lavoro non è soltanto una vocazione della singola persona, ma è l’opportunità di “entrare in relazione con gli altri”. E ciò è interessante da analizzare, non solo perché cambia o addirittura ribalta la concezione del lavoro e dell’impresa così come tradizionalmente intesa, ma anche perché nell’era della digitalizzazione e della globalizzazione, in cui ci si interroga se il commercio “fisico” e tradizionale avrà un futuro, sembra darci una risposta assolutamente positiva in tal senso.
Per il mio lavoro penso sempre che non si tratta semplicemente di “vendere merce”… ma tendiamo a creare una relazione ed emozioni nel cliente prendendoci cura di lui. Ci prendiamo cura di lui anche offrendo tempo. In un negozio ti vengono donati competenza e consulenza e quindi anche tempo, bene prezioso, perché trovi immediatamente le risposte che cerchi senza doverle cercare e hai assistenza all’acquisto personalizzata sulle tue richieste e su di te con cura del dettaglio. Il tempo è il valore aggiunto della vendita assistita. Consente di non perdersi in un impegnativo FAI DA TE, nei meandri di siti on line o di scaffali di esposizione di prodotto del commercio massificato della grande distribuzione. Ti fa accedere ad un atteggiamento “rilassato”. Una sensazione ricercata e preziosa che regala un momento di tregua nel concitato ritmo della giornata.

La gentilezza degli spazi è far sentire come a Casa… quali sono gli elementi che ti fanno sentire così nei luoghi dove trascorri il tuo tempo?

Certamente “il prendersi cura” di me da parte di chi mi accoglie, che sia un negozio, un locale, un hotel.
Essere riconosciuta, chiamata per nome, le attenzioni che mi si rivolgono, il ricordarsi delle mie abitudini o dei miei piaceri e dei miei gusti.
Poi l’arredamento che sia esteticamente “bello” per il mio concetto di bello. In modo che quando ti guardi intorno, hai una sensazione di benessere, il “bello” ti crea benessere e quindi ti evoca la sensazione di essere come a casa tua Per questo si scelgono i posti dove andare e dove comprare che non sono e non devono essere tutti uguali.

@ LAGO SpA

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